Quando ho partorito il mio primo bimbo, ho avuto un parto lunghissimo 45 ore di travaglio, 2 ore di spinte, solo per scoprire che Noah non si trovava nella posizione “ottimale” per nascere naturalmente.

A quel punto, mi hanno offerto l’inevitabile (almeno per me è stato così) parto cesareo.

Dopo tutte quelle ore, mi sentivo uno straccio. Non avevo mangiato, bevuto o dormito per due giorni e volevo solo che tutto finisse.

Non è esattamente come l’avevo immaginato ma il mio bambino stava bene e io stavo bene. Questa era la cosa più importante.

Solo ora però, a distanza di 3 anni e mezzo ed a 8 mesi di gravidanza del mio secondo,  mi rendo conto che in realtà quel parto ha lasciato una ferita profonda in me come persona e soprattutto come mamma. Non mi sono mai fermata a riflettere sull’esperienza, un po’ perché una parte di me la rifiutava, e un po’ perché forse non la ritenevo importante; d’altronde il risultato è quello che conta, giusto?

Beh no! Ora posso dire che anche la modalità, il viaggio e le scelte che possiamo compiere in modo consapevole contano!

Tutto ciò che è coinvolto in un’esperienza delicata ma potente come il parto conta!

Quando Noah è nato ed io mi trovavo distesa sul tavolo operatorio senza provare alcuna sensazione dal seno in giù, mi sono sentita impotente. Mi hanno posizionato il bambino sul collo, perché era l’unica parte del mio corpo disponibile. Le mie braccia tremavano e non ho nemmeno potuto accarezzare il mio bambino per la paura che mi cadesse e non avessi il controllo del mio stesso corpo.

Non mi sentivo in me e sembrava quasi che quella stupenda creatura non fosse nemmeno mia. Non mi sembrava affatto di averla appena partorita!

Solo dopo poche ore mi sono realmente resa conto di quello che era successo e di quanto ho amato il bambino sin dal primo momento.

Il parto cesareo può essere una bellissima esperienza positiva, così come il parto vaginale può in realtà celare dei traumi. Più analizzo me stessa e mi informo e più trovo che sia il fatto di sentire o meno il controllo che cambia l’esperienza in generale, non ciò che succede in sé.

Per me è stato così. Ho vissuto il mio parto da spettatrice.

Questa volta voglio che sia diverso.

Ho deciso di tentare il VBAC (vaginal birth after c-section), cioè il parto vaginale dopo un precedente cesareo.

Mi sto preparando molto per questo importante evento e sto cercando di avere tutte le informazioni che ritengo potrebbero fare una grande differenza durante il travaglio.

Dall’altra parte, sto anche aprendo la mia mente alla possibilità della scelta del cesareo se fosse necessario. Perché sarà proprio questo: una SCELTA! Consapevole e voluta.

Nel prossimo articolo, voglio parlarvi di come mi sto preparando per affrontare questa esperienza che molti riterrebbero sconsiderata e pericolosa. Perché quando non conosciamo qualcosa a fondo ci fa paura!

Se ti va di condividere la tua esperienza oppure farmi delle domande, scrivimi! Oppure lasciami il tuo commento di seguito.

Valentina