Valentina un paio di settimane fa mi ha chiesto: Ma cosa ne penseresti di scrivere un articolo su come ci si sente a diventare papà e su come hai vissuto la tua esperienza?

Aspetta…dammi un secondo….

Come no!? Eccomi qua! Aspettavo solo l’occasione per condividere con qualcuno che non conosco il mio punto di vista intimo e personale! (Ovviamente scherzo)

Mi fa davvero un sacco piacere avere questo spazio e passare con te 5 minuti del tuo tempo.

In verità avevo già pensato mesi fa di scrivere qualcosa così per gioco riguardo a questo argomento ma purtroppo è sempre passato in secondo piano.

Perché volevo scrivere due righe riguardo a quello che mi passa e mi è passato per la testa? Semplice. Perché tolto i classici stereotipi triti e ritriti che ti propinano online e le persone attorno a te, non ho trovato niente e nessuno che mi capisse veramente in quei giorni in cui mi sono ritrovato per la prima volta un neonato fra le braccia senza neanche sapere quale parte era “il dritto e quale il rovescio”.

Paura ed Ansia. Queste sono state le prime sensazioni. Inutile negarlo.

Non fraintendermi. Non sto parlando del momento in cui Valentina mi ha detto che sarei diventato papà;  in quel frangente 9 mesi prima ho provato un sacco di gioia! Io sto parlando di quel momento in cui sono cominciate le contrazioni ed ho capito che il pancione della mia cara mogliettina non sarebbe durato per sempre e che il frugoletto che mi avrebbe cambiato la vita stava arrivando!

Con la parola paura non sto parlando neanche del panico.

Fortunatamente non sono una persona che diventa isterica quando succede qualcosa di inatteso o non controllabile. In quel difficile momento sapevo che dovevo supportare al meglio Valentina. Era lei che aveva bisogno di supporto per cui lasciamo stare le scenate; qui ci voleva sangue freddo e tanta calma.

Con paura intento quella sensazione più profonda mista all’ansia che ti fa pensare: Abbiamo fatto bene? Siamo pronti? Sarò un bravo papà? Ce la farò a crescerlo al meglio? Cosa si aspetterà da me? Sarò il papà “dei suoi sogni”? OMMIODDIO cosa ne sarà della mia vita come è adesso?

Insomma. Un po’ quella sensazione di totale inadeguatezza che nessuno ti può togliere di dosso…nessuno tranne il tuo piccolo. Ebbene sí. Quando ho visto quel piccolo esserino urlante è stato amore a prima vista.

Ho tagliato il cordone ombelicale dopo pochi minuti che aveva visto la luce ero già pronto a dare la mia vita per lui.

Tutte le sensazioni sgradevoli pensate nelle 48 ore precedenti? Puff! Svanite. (Eh si. Il travaglio è durato 48 ore).

Ok. E adesso cosa succede?

Adesso succede che ci diamo dentro e dimostriamo al mondo intero che possiamo farcela ed anche io posso essere un papà ad hoc.

Che problema ci può essere?

 

Stanchezza! Santa miseria. Nessuno mi aveva preparato a questo.

Il fattore che quando è nato Noah eravamo in Canada da soli e senza il supporto delle famiglie non ha aiutato.  Sinceramente eravamo talmente stanchi che ho un ricordo un po’ annebbiato dei suoi primi mesi di vita. So solo che cercavamo di sopravvivere.

Non è stato per nulla facile, e sapete cosa è stato ancora meno facile per me?

Non sentirmi emozionalmente capito e supportato. L’unico supporto che avevo era quello telefonico da parte della famiglia e da Valentina (per fortuna io e lei ci siamo sempre supportati e capiti a vicenda). Era certamente qualcosa ma in quel momento ed in quella situazione non era abbastanza.

Lei era messa peggio di me! Onestamente ancora adesso non so chi e come doveva “salvarci”. So solo che qualsiasi cosa sarebbe stata TOP.

Ma aspetta; ho dimenticato una cosa! Io ero il papà. Ed il papà non deve chiedere. MAI! Di nuovo, mettiamo da parte gli scherzi ma purtroppo è un po’ così.

Lo sai cosa è il DPP? No? È normale. Nessuno ne parla. È la Depressione Post Parto Paterna.

E sai quanti papà ne soffrono? Il 10% dei neo papà*. Vuol dire 1 su 10!!!!

È un numero davvero elevato se ci pensi! Conosci qualche papà che ha sofferto di DPP? No?Normale anche questo. Il perché è semplice. Nessuno si preoccupa del padre quando c’è un neonato in casa ed i papà non esternano le loro emozioni e bisogni per non sembrare deboli di fronte alla società ed alla famiglia (quei bei stereotipi che ci portiamo dietro da secoli eh?)

Si dà per scontato che il padre stia sempre bene e che sia la madre ad avere bisogno di tutte le cure ed attenzioni. Non mi fraintendere per carità.

La mamma HA bisogno di tutte le attenzioni possibili perché ovviamente il suo corpo è passato attraverso ad uno stress incredibile e sia fisicamente che mentalmente ha fatto la prima e seconda guerra mondiale in contemporanea (per non parlare degli sbalzi ormonali, dell’allattamento, delle levatacce notturne e chi più ne ha più ne metta.)

Il bambino ha principalmente bisogno della mamma ed è biologicamente giusto così. Il mio non vuole essere assolutamente un discorso sessista o di parte.

Ma cosa accade esattamente al corpo dei neo-papà?

Recenti studi hanno messo in luce un’alterazione ormonale piuttosto peculiare nei neo-padri. Se le madri sono biologicamente predisposte alla nascita di un figlio, la paternità non vanta la stessa preparazione in termini biologici.

Accade spesso che i livelli di testosterone calano negli uomini dopo la nascita dei figli.

Questo fenomeno è stato interpretato come un alterazione fisiologica adattiva che favorisce un “allineamento” con gli sbalzi ormonali della madre, in pratica aiuta la coppia genitoriale ad essere più sintonizzata verso le richieste del neonato. Se da un lato questo fenomeno può predisporre ad un abbassamento del tono dell’umore (e quindi a facilitare un esordio depressivo) è stato altresì osservato che i padri che mantengono un alto livello di testosterone riportano maggiore stress genitoriale (Saxbe et al., 2017).

Anche i livelli di estrogeni nei padri si alzano con l’avanzare della gravidanza della donna, per permettere risposte biologiche meno aggressive e facilitare i meccanismi di attaccamento (Rholde et al., 2005).

E cosa può accadere nella testa?

È stato osservato come i padri possono sperimentare sintomi addizionali quali irritabilità, indecisione/irrisolutezza e “spegnimento” emotivo.

Questi e altri sintomi, tra cui sensazione di fallimento e ansia non sono da sottovalutare.

Questo può dipendere da diversi fattori, fra cui l’aumentata distanza tra i partner rispetto a prima e la sensazione di “esclusione” dalla coppia madre-figlio che molti uomini sembrano sperimentare e subire. Sono frequenti sensazioni di “soffocamento” e “sovraccarico” dovute da un lato all’aumentate richieste nella vita quotidiana, dall’altro alla frequente insonnia e al cambiamento nei ritmi fisiologici.

Gli uomini sperimentano inoltre un forte senso di abbandono e si sentono trascurati sia dalla propria compagna che dal figlio ma anche dalla “società” stessa. Quest’ultima infatti non consente un’adeguata transizione al ruolo di genitore. Si pensi ad esempio che in Italia, in questo momento, il neo-padre ha spesso a disposizione solamente 2-3 giorni di congedo parentale, in confronto ai 5 mesi di congedo previsti per le madri.

Vorrei solo farti riflettere che per avere una mamma in salute c’è bisogno di avere una famiglia serena ed un papà psicologicamente al meglio in grado di occuparsi della mamma e di conseguenza del piccolo appena nato.

Fortunatamente quei mesi sono comunque passati e tutto è andato per il meglio.

Queste sono state le emozioni forti che ho provato durante i primi sei mesi di Noah. Una volta capito il suo sonno, compreso la nuova routine, inquadrate le necessità del bimbo ed appurato che potevo fare il papà senza problemi è stata tutta una salita.

Onestamente un po’ per orgoglio ed un po’ per evitare i giudizi degli altri nei miei confronti non ho mai dato voce a queste parole…ma onestamente che male c’è ad esprimere i propri pensieri? Siamo tutti esseri umani ed abbiamo emozioni con alti e bassi.

Parliamo ed ascoltiamo il nostro partner (in più non dimentichiamoci di dare affetto).

Sono sempre stato convinto che tutti gli eventuali problemi “di coppia” si possano risolvere e che questa sia la medicina per far andare tutto al meglio. Ovviamente se i problemi sono più “profondi” non esitate a farvi aiutare da persone competenti che sapranno indirizzarvi verso aiuti medici specifici.

Se ti interessa avere qualche consiglio in più su come essere maggiormente coinvolto/a nella vita di tuo figlio con il/la tua partner qui sotto puoi trovare una interessantissima mini guida che Valentina ha preparato dopo aver letto il mio articolo. Onestamente sono cose che con me hanno funzionato e mi sento di proporti. All’inizio può essere un po’ difficile e nuovo ma ti assicuro che quando sarai ricambiato da quegli grandi occhioni e ti cercherà al pari del tuo partner tutto avrà un senso.

Sei un papà? Ti va di scrivermi nei commenti sotto se un po’ ti sei rispecchiato nella mia esperienza?

Sei una mamma? Fai leggere questo articolo al tuo partner! (Non se sei ancora durante la gravidanza però! (Scherzo di nuovo))

Sarei comunque curioso di sapere come è stata la parte emotiva del tuo compagno durante i primi mesi di vita di vostro figlio o figlia.

Spero queste due righe vi siamo piaciute, fatemi sapere ed ogni tanto potrei scrivere il “punto di vista del papà”.

Grazie per essere arrivati sino a qui a leggere!

Un abbraccio

Fabrizio

*FONTI

Ipsico (Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva)

https://www.ipsico.it/news/depressione-post-partum-paterna-riconoscerla-e-trattarla/

Fondazione Umberto Veronesi

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/neuroscienze/la-depressione-post-partum-esiste-anche-i-papa

WebMD

https://www.webmd.com/depression/news/20100518/dads-get-postpartum-depression-too